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Natale e Capodanno. Pasqua e Ferragosto. Tutti in macchina e via per qualche giorno di meritato riposo. Tra code interminabili ai caselli autostradali e lunghi tragitti su strade anonime, una sosta all'autogrill, o meglio ai bagni dell'autogrill, è quasi d'obbligo. Non solo per il popolo delle vacanze, ma anche per il giovane fotografo milanese Luca Vanulli, che qui trova materiale per i suoi scatti: scritte con proclami di gusti sessuali, profferte esplicite di corpi e prestazioni, numeri di telefono. Graffiti estremi, che raccontano il volto meno pubblicizzato delle ferie degli italiani…
sabato 29 aprile 2006
- edizione 16 -
di Cristina Babino
babiscris@libero.it

Luca Vannulli, Posso cambiare

Luca Vannulli, Mmmh
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Le ferie d'agosto. A tutti è capitato. Code interminabili in macchina, il sudore sulla pelle e sul volante, il segno rosso degli occhiali da sole sul naso, Onda Verde alla radio, la bottiglia d'acqua minerale a portata di mano. Un viaggio agostano in autostrada, la distanza d'asfalto a tratti liquefatto che divide e insieme unisce due luoghi, due traguardi agognati di casello. A tutti è capitato. La sosta è obbligata, c'è poco da fare. Autogrill finto rifugio di montagna, o anonima stazione di servizio, la fermata è inevitabile. Il bagno pubblico. Luogo e non-luogo. Una rimessa di transito, la sospensione rassegnata del senso estetico, e spesso igienico, immolato all'urgenza fisiologica. Il bagno pubblico che, nelle sue manifestazioni di peggiore, ma comune italico squallore, si fa confessionale, bacheca di annunci e di incontri, estemporanea anticamera di privè. Appare allora, a chi s'avventura oltre lavandini e poco duchampiani orinatoi, un fiorire di scritte a pennarello sui muri a intonaco o piastrella: dichiarazioni di intenti, proclami di gusti sessuali, profferte esplicite di corpi e prestazioni. Scritte che chiunque può leggere, e puntualmente legge. In una commistione simultanea di attitudini e sensazioni: imbarazzo, curiosità, ironia, compassione. E, sopra tutte, il sospetto. Anzi, la vaga, sibilante intuizione. Che siano state scritte da persone qualunque, dal vicino di casa, dal cognato, dal figlio, dal marito. Dalla moglie. Un invito volgare, un numero di cellulare, qualche volta un nome. Più spesso un soprannome, un nick, un alter ego pensato alla svelta per i momenti di trasgressione. Luca Vannulli (Milano, 1971) non è semplicemente l'ennesimo avventore nell'universo sghembo e illuminante delle ritirate pubbliche. Vannulli viaggia e sosta, programmatico, nei giorni delle feste comandate. Giorni sacri e, però, intimamente profani, in cui mai si parte, piuttosto si deve sempre essere già arrivati. Per stare in compagnia, per consumare il rito collettivo della festa affissa al calendario. Giorni in cui la solitudine cercata e non più solo subita getta una luce nuova e dilaniante sulla realtà. Un eremitaggio postmoderno che permette di vedere, finalmente, ciò che finora era solo impigliato nella traiettoria dello sguardo. Vannulli, soprattutto, ha con sé il terzo occhio, il filtro, il prisma, la lente fisica e critica attraverso cui queste scritte passano ed escono in qualche modo trasfigurate, estetizzate pur nella fedeltà della riproduzione quasi documentaristica della sua fotografia. Nelle sue immagini le scritte sui muri giganteggiano nella presa diretta del primo piano, strillone di una voluttà sordida e triviale. Ma per questo tutta vera. E umana, troppo umana. Il valore aggiunto, nell'opera fotografica di Vannulli, sta nell'accostamento, a tratti surreale (e in effetti vagamente debitore della pratica surrealista sembra anche la titolazione straniante e sorniona che l'artista sceglie per nominare le sue immagini, con un gusto del doppio senso però qui ancora più accentuato), spesso ironico ma sempre meditato, delle scritte rubate ai muri con scene tratte dalla vita di ogni giorno. Soggetti umani ritratti in spiagge affollate, a passeggio per strada, davanti alle vetrine di un negozio, assorti nella contemplazione passiva di un cartellone pubblicitario. E' qui che il dilemma, il dubbio si manifesta, si compie e si disvela. E diventa, nostro malgrado, certezza. Il reale, il mondo, è anche questo. Ci è così vicino. Anzi, ci siamo dentro. Questa volta è Ferragosto. La prossima, promette Vannulli, sarà Pasqua, Natale forse. O Capodanno.
Per saperne di più: http://www.medwebtv.com/archivio.htm
Luca Vannulli è nato nel 1971 a Milano, dove vive e lavora. La sua opera fotografica è stata esposta in mostre personali e collettive allestite a Milano, Bologna, Marotta (PU). La sua ultima mostra, Quindicizeroottozeroquattro (a cura di Maria Grazia Torri), è stata allestita nel marzo 2006, nella Travelling Gallery c/o Studio Tronci di Milano.
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